Il nostro Festival è un laboratorio dove spesso le idee si sviluppano sul campo, in una modalità site-specific e site-responsive, rispondendo al luogo in cui avvengono, appunto.

Lo spettro dell’emergenza COVID-19 ha aggiunto una dimensione nuova ai nostri luoghi e ci ha invitato a rivedere i bilanci interni delle drammaturgie, alleggerendole da alcune parti e appesantendole in altre (sostituendole perfino in alcune occasioni).

VAGO FIORE era partito da un cumulo di oggetti, come quelli che si trovano ai piedi del giovane modello (Cecco?) ritratto nell’ “Amor vincit omnia” caravaggesco, e doveva contenere alcune allusioni a un trasporto seicentesco della Macchina di Santa Rosa. E’ diventato, nell’anno in cui Trasporto e esposizione della Macchina non saranno possibili, un omaggio a quel 1690 a cui si deve il primo bozzetto di una Macchina, con forti riferimenti agli spartiti ritratti nei dipinti di Caravaggio e con una serie di parole e battute magiche desunte perlopiù da Michelangelo Buonarroti jr., nipote dell’illustre artista visivo.

Anche in THE WAY IT SOUNDED abbiamo calcato l’aspetto del cumulo, in una sorta di accatastamento delle varie epoche che hanno attraversato i luoghi che ospitano l’evento. E a questo ha corrisposto una sorta di sinestesia.
Potremmo dire che abbiamo virato le drammaturgie sviluppate quest’anno al Festival verso l’abbraccio barocco, necessariamente virtuale e concettuale.
Sono molti i compositori, gli interpreti musicali, gli storici dell’arte e gli artisti visivi che hanno contribuito a queste nostre drammaturgie all’insegna del carnevale e del Barocco. Tra questi vorrei almeno citare Gianni Politi, Arturo Annecchino, Alfonso Antoniozzi, Federico Paris, Francesco De Grandi, Marcello Carriero, Davide Sarchioni, Gianni Papi, Francesco Di Mauro.

Ed è significativo che questa edizione del Festival festeggi la nascita del collettivo (trans)artistico ANNA OSSO.

E molte sono le figure importanti del nostro cinema e del nostro teatro e della vita pubblica cittadina viterbese che, sempre nell’ottica dell’abbraccio Barocco, hanno voluto costituire il cast vocale e sonoro del rito VAGO FIORE: Sara Allegrucci, Michela Andreozzi, Alfonso Antoniozzi, Raffaele Ascenzi, Alessio Boni, Massimiliano Bruno, Cesare Ceccolongo, Gian Maria Cervo, Luigi Cosimelli, Gregorio de Paola, Michele Dirodi, Riccardo Festa, Carlo Fineschi, Viola Graziosi, Diana Hoebel, Gianluca Iumiento, Sandro Mabellini, Aleksandros Memetaj, Giulio Mezza, Monica Nappo, Valeria Pacini, Andrea Palermo, Sante Paolacci, Loredana Parrella, Yoris Petrillo, Graziano Piazza, Antonio Piccolo, Giovanni Prosperi, Massimo Risi. Francesco Scianna, Massimiliano Vado, Marco Vallarino.

Con drammaturgie barocche su fatti e figure dell’epoca barocca risuonano drammaturgie barocche e polivocali contemporanee (FREETIME) mentre personaggi caravaggeschi come lo stesso Merisi, Cecco Boneri e Artemisia Gentileschi vengono, attraverso varie opere programmate al Festival, accostati a figure che li hanno preceduti o che sono loro succedute, da Giulia Farnese a Ipazia, da Santa Caterina ai fratelli Veber, da Sebastiano del Piombo a Alejandro Moreno, protagonista della stagione barthesiana del teatro di drammaturgia che produsse anche i capolavori di Sarah Kane.

In un anno come questo ci pareva irrinunciabile, anche a costo di editing produttivi importanti, mantenere un rapporto stretto e forte sia con la drammaturgia internazionale contemporanea che con quella giovane. E per questo siamo orgogliosi di poter ospitare figure a diversi stadi delle loro carriere come Gianluca Iumiento, Jon Jesper Halle, Flavio Murialdi, Erdem Rasim Avsar e molti altri.